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“... le cose non sono qualcuno, il mondo non è qualcosa”. (Roberto Ferrari)

"..., io sono la lastra." (Franco Vimercati)

Le immagini sono mediazioni fra il mondo e l’uomo. L’uomo “ek-siste”, non ha un accesso diretto al mondo, cosicché le immagini devono renderglielo rappresentabile. (Vilem Flusser)

 

Le immagini fotografiche quale tipo di rappresentazione del reale operano? Cosa e come traducono?

 

Non è possibile leggere una immagine al di fuori del tempo in cui la si vede? Penso all’ottocento, un secolo che comincia col credere assolutamente vero ciò che si vede e finisce con Freud ed Einstein. In mezzo c’è l’invenzione della fotografia come strumento di massa.

 

La mattina fotografo un dagherrotipo o una pittura etrusca, il pomeriggio uso midjourney o Stable Diffusion. Che sogni faccio la notte?

(Hito Steyerl definisce le immagini create da machine learning dei rendering statistici da sequestri di dati su larga scala, con implicazioni ecologiche e sottoccupazionali: sogni sociali senza sonno).

 

Che ne è di Cronos e Kairos, dei miti liminali? Cosa significa parlare di tempo di ripresa quando nel 2023 sono stati caricati 500 minuti di video al secondo su YouTube, una quantità di più di 30 mila volte superiore al tempo effettivamente trascorso (Dwayne Monroe, Computational Impact, 2023)?

Oppure di rappresentazione indessicale quanto di discriminazione stocastica (che fa riferimento ad un modello casuale o probabilistico)?

 

A Roma un’apertura circolare detta mundus, scavata da Romolo al momento della fondazione della Città, metteva in comunicazione il mondo dei vivi con quello dei morti. Il significato originale del nostro termine “mondo” non è una traduzione del greco kosmos (Joseph Vendryes) ma deriva appunto dalla soglia circolare che dischiudeva il “mondo” dei morti. (Giorgio Agamben, Gaia e Ctonia, 2025).

Come fotografo, quale idea del mondo sta dietro le immagini che produco?

 

Cosa vedrò domani?

 

Con queste (e altre) domande nella testa, attraverso la fotografia stenopeica, un foro, una minuscola apertura su di un ambiente buio, ho fotografato per molti mesi una zuppiera. Questo esercizio, poi una pratica, mi ha portato a considerare e criticare il mondo dell’oggetto, dell’oggettivo ed oggettuale.

E ad aspettare.

 

Franco Vimercati (in conversazione con Elio Grazioli, Quodlibet) a proposito del suo celebre “ciclo della zuppiera”: “Di solito l’esposizione si fa con l’esposimetro… mi sono invece chiesto perché dovessi sempre seguire questo criterio e non un altro per esempio come questo: io sono la lastra, ho bisogno di poca luce, di un sospiro, di un soffio di luce e glielo do. Ovviamente la lastra così è quasi trasparente, l’immagine rimane appena segnata, la stampa è quasi completamente nera. Ecco, qui ci sono delle foto che sono praticamente nere e questo è il motivo, qui c’è proprio una libertà totale: tu diventi la lastra…”.  Ecco, volevo diventare la lastra!

 

breve bibliografia di riferimento:

 

William Henry Fox Talbot, La matita della natura, Casimiro

Walter Benjamin, L’opera d’arte al tempo della sua riproducibilità tecnica, Einaudi

Vilem Flusser, Per una filosofia della fotografia, Agorà

Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, Feltrinelli

Franco Vaccari, Fotografia e inconscio tecnologico, Einaudi

Franco Vimercati, Un minuto di fotografia, Quodlibet

Paolo Gioli, Spiracolografie, Il Diaframma

Jean – Cristophe Bailly, L’istante e la sua ombra, Mondadori

Silvano Petrosino - Piccola metafisica della luce. Una teoria dello sguardo, Jaca Book

Hito Steryerl, Medium Hot, timeo

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